CYBERBULLISMO

Se lo (ri)conosci, puoi combatterlo

Vi siete mai chiesti quanto tempo passiamo sui social network o con che frequenza guardiamo i nostri smartphone? 

Secondo uno studio del centro Kleiner Perkins Caufield & Byers’s la risposta è: quasi 2 ore e mezza al giorno, circa 150 volte al giorno. 
In altre parole, una volta ogni sei minuti. 

Per gli adolescenti di oggi, nativi digitali, questi dati non spaventano affatto. Eppure non sempre gli ambienti virtuali producono fenomeni sani e positivi. 

Ancora una volta sono i numeri ad allarmare: un minore su tre afferma di aver dato il  proprio numero di cellulare ad uno sconosciuto, cancellando però la cronologia per evitare i controlli dei genitori. Nel 2020 sono quasi raddoppiati i casi con vittime di cyberbullismo che hanno addirittura meno di nove anni.

Il cyberbullismo è una forma di aggressione e non ci sono eufemismi o giri di parole per definirlo diversamente.
Con questo termine vengono riassunte numerose prassi aggressive realizzate a danno del benessere psicofisico di un soggetto perlopiù adolescente, attraverso strumenti elettronici, comprese le piattaforme social e di istant messaging. Esistono tante forme di cyberbullismo: dal cosiddetto flaming (messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum), al doxing (diffusione pubblica via internet di dati personali e sensibili), fino alla cyberpersecuzione (molestie e denigrazioni ripetute e minacciose mirate a incutere paura). Ma ne esistono anche tante altre. 

cyberbullismo

Saperle riconoscere, ma soprattutto sapere che queste forme di aggressione virtuale esistono, è fondamentale tanto per un ragazzo adolescente quanto per i genitori. Spesso questi ultimi infatti tendono a proibire l’utilizzo degli strumenti digitali convinti che in questo modo i propri figli saranno ‘salvi’. È interessante invece la riflessione fatta da Luca Morganti, psicoterapeuta presso il Centro medico Santagostino di Milano, su un noto social network, il quale invita a riflettere su come abbia «più senso scaricare TikTok insieme a un adulto, capire che cosa ci si possa fare, e non limitarsi a dire a priori che una cosa sia bene o male. Nel mondo ideale, insomma, un genitore conosce TikTok, lo scarica, lo prova e trova dei modi per usarlo sensatamente. Più che catalogare un app come buona o cattiva, ne vanno capiti pregi e difetti. La curiosità è l’elemento chiave: se chiudiamo TikTok a quel punto si va su altre app, e la proibizione ha avuto solo effetti controproducenti».

A seguito dell’incremento dei casi di cyberbullismo degli ultimi anni, nel 2017 il Parlamento Italiano ha deciso di legiferare in materia con una legge che, occupandosi del fenomeno, mira alla prevenzione e al contrasto, chiarendo come agire e a chi spetta farlo. In una nota molto recente del Ministero dell’Istruzione (la n° 482 del 18.02.2021) lanciata in occasione del Safer Internet Day (9 febbraio), vi è l’invito esplicito a costituire Gruppi di Lavoro in tutte le scuole (Team Antibullismo e Team per l’Emergenza) – integrati all’occorrenza da figure specialistiche di riferimento – che lavorino a progetti di contrasto a questa forma di aggressione. 

Questo perché la scuola è a tutti gli effetti il luogo in cui gli adolescenti passano una parte consistente del proprio tempo, dove si formano, dove crescono. 
La scuola ha il dovere di occuparsi della nomina e della formazione di almeno un referente per le attività di contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo per ogni autonomia scolastica e deve promuovere un ruolo attivo degli studenti. A questo serve anche l’introduzione dell’educazione civica, da quest’anno obbligatoria.

Tra tutti i dati sconfortanti però, ce n’è uno che tranquillizza: su 100 ragazzi intervistati dall’Istituto Piepoli per il Moige, l’85% dice di avere dato a un proprio coetaneo dei consigli sull’uso corretto del web. La rete infatti è diventata anche sempre di più luogo di impegno sociale su temi come Climate Change e il movimento Black Lives Matters: il 53% dei partecipanti ha dichiarato di aver usato i social per impegnarsi a sostenere queste cause.

Il web è dunque una grande arma a doppio taglio. Conoscere le dinamiche che vi si annidano è fondamentale, soprattutto per le giovani menti ancora prive di esperienza. 
Educare al suo corretto uso e sapere cosa sia il cyberbullismo spetta anche alla scuola, agli insegnanti e alla società in cui viviamo. 

Perchè solo se lo riconosci, puoi combatterlo. 

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Giulia Donnarumma

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